Procedura semplificata fotovoltaico

Dal primo gennaio 2016 è partita la procedura semplificata per installare pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici. Lo scorso maggio, presentando il decreto di semplificazione, il Ministero dello Sviluppo Economico aveva dichiarato che il nuovo Modello Unico avrebbe consentito di realizzare e connettere alla rete un impianto “in due soli click”. Perché sarebbero bastate due Comunicazioni telematiche (inizio e fine lavori) per mettersi al riparo dalla burocrazia. La realtà, però, è molto diversa, stando ad alcune segnalazioni pervenute a QualEnergia.it da operatori del settore.

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Andiamo con ordine: l’obiettivo del decreto ministeriale del 19 maggio 2015 è razionalizzare lo scambio d’informazioni tra Comuni, gestori di rete e GSE, minimizzando così gli oneri a carico di cittadini e imprese.

Come dovrebbe funzionare il Modello Unico

Il modello unico è previsto per gli impianti fotovoltaici aventi una serie di caratteristiche: in particolare, devono avere una potenza nominale non superiore a 20 kW, essere integrati o aderenti nei tetti degli edifici (con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda), funzionare con il regime dello scambio sul posto.

Il gestore di rete, quando riceve da un soggetto richiedente la Comunicazione d’inizio lavori, ha 20 giorni per verificare la correttezza dei dati trasmessi; in caso positivo, afferma il decreto, «la presentazione della parte I del modello unico comporta l’avvio automatico dell’iter di connessione». Il gestore dovrà semplicemente inviare una copia del modello al Comune tramite Pec (più una copia al GSE), caricare i dati dell’impianto sul portale Gaudì di Terna, addebitare al soggetto richiedente gli oneri per la connessione.

I problemi con i Comuni

Il gioco è fatto? Niente affatto, come racconta l’ingegner Andrea Tozzato della Dea Engineering, società basata a Merate, in provincia di Lecco. «Abbiamo riscontrato che molti Comuni lombardi non applicano la nuova procedura, bensì pretendono che l’utente finale si faccia carico di tutti gli adempimenti urbanistici, in palese contrasto con lo spirito del decreto».

Un primo esempio, prosegue l’imprenditore, riguarda il Comune di Cornate d’Adda, che avvia il procedimento per accertare la regolarità edilizia di un impianto fotovoltaico, dopo aver ricevuto la Pec da Enel e aver dato atto che al Comune non era pervenuta alcuna pratica attraverso il portale Muta (il sistema per la trasmissione informatica degli atti in Regione Lombardia).

L’autorizzazione paesaggistica mancante

Un secondo esempio esposto da Tozzato riguarda il Comune Travacò Siccomario. In questo caso è il parere paesaggistico a complicare le cose.

Rileggiamo allora l’art. 4, comma 3 del decreto di semplificazione: «L’installazione degli impianti fotovoltaici di cui al presente decreto, effettuata con le modalità di cui all’articolo 11, comma 3, del decreto legislativo n. 115 del 2008, su edifici non ricadenti fra quelli di cui all’articolo 136, comma 1, lettere b) e c) del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, non è subordinata all’acquisizione di atti amministrativi di assenso, comunque denominati, ivi inclusa l’autorizzazione paesaggistica».

L’art. 136 si concentra su immobili e aree di notevole interesse pubblico: esclusi dalla procedura semplificata, quindi, dovrebbero essere soltanto alcuni edifici tutelati singolarmente, cioè le ville che si distinguono per la loro non Comune bellezza e i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale.

Il Comune di Travacò Siccomario, invece, ha sospeso una pratica per l’installazione di un impianto solare su un edificio “normale” proprio perché mancava l’autorizzazione paesaggistica.

Semplificazione o complicazione?

Lo stesso Comune citava il parere del servizio giuridico della Regione Lombardia, richiesto da Pavia per un caso analogo. Quel parere, in sostanza, sostiene che il decreto ministeriale non ha la forza giuridica per modificare il decreto legislativo del 2004 e, inoltre, che ha per oggetto la modulistica unica e non l’eliminazione dell’autorizzazione paesaggistica.

Il risultato è che in Lombardia, almeno per ora, l’autorizzazione è necessaria per installare impianti fotovoltaici su edifici posti in qualsiasi area vincolata. Nonostante la sbandierata semplificazione siamo ancora in piena burocrazia, con una certa difficoltà a capire come muoversi senza incappare in bocciature.

Non solo in Lombardia, come conferma Valentina Bruni della società Ecosolare (La Spezia): «Noi operiamo in Liguria fino a Savona e anche in Toscana, in particolare in Lunigiana. Abbiamo molte pratiche ferme, da rifare da capo, perché i Comuni ci chiamano dicendo che per loro la domanda semplificata di connessione di impianti fotovoltaici non va bene».

A segnalare degli intoppi è anche Luca Gentile di Rla, società di Maleo (Lodi) che gestisce pratiche per conto terzi, soprattutto in campo fotovoltaico: «La semplificazione – racconta Gentile – è ancora un pastrocchio e c’è molta confusione, perché i Comuni ed Enel Distribuzione non parlano tra loro. Poi ogni Regione ha le sue regole, soprattutto la Lombardia con il portale Muta».

Il problema, da quanto emerge parlando con gli operatori, è che in molti casi i Comuni nemmeno sanno che esiste questo decreto di semplificazione; spesso chiedono l’autorizzazione paesaggistica per autotutelarsi, anche quando l’area è sottoposta a un vincolo che non c’entra nulla con l’installazione di pannelli solari. O chiedono dei documenti in più (fotografie, planimetrie, schemi dell’impianto), che però Enel non è tenuta a presentare, così il fardello degli incartamenti va a ricadere sulle spalle del richiedente.

I chiarimenti della Regione

Infine, abbiamo chiesto chiarimenti alla Regione Lombardia. Come spiega Roberto Canobio, titolare della posizione organizzativa Ricerca e innovazione in campo energetico, la Regione e i Comuni «ricevono dai gestori di rete i modelli approvati dal decreto, compilati dai proponenti/proprietari degli impianti. Si precisa che dal 2012 in Lombardia, per installare un impianto fotovoltaico, è obbligatorio utilizzare la procedura standard Muta-Fer informatizzata.»

«A oggi – continua Canobio – sono state caricate oltre 24.600 pratiche di impianti fotovoltaici: dai dati in nostro possesso è possibile affermare che le pratiche che rispondono ai criteri del decreto MiSE 19/5/2015 incidono per meno del 10% sul totale. Per facilitare ulteriormente l’applicazione del decreto, è in corso la modifica dell’applicativo sulla piattaforma Muta, per rendere più agevole agli operatori economici e ai professionisti distinguere tra le tipologie di impianti fotovoltaici assoggettati alle nuove procedure ministeriali, da quelli che rimangono soggetti alle previgenti procedure».

Canobio, inoltre, evidenzia che il Ministero dello Sviluppo economico ha risposto ai quesiti giuridici della Regione Lombardia (vedi allegato in basso), «precisando che per gli impianti ricadenti nelle fattispecie di cui al decreto 19/5/2015 si conferma che non c’è bisogno della acquisizione di atti amministrativi di assenso, ivi inclusa l’autorizzazione paesaggistica».

scarica qui il “preventivo rapido” predisposto da ACEA

scarica qui il “modello unico” predisposto da ACEA