Paesaggistica

Autorizzazione Paesaggistica semplificata e ordinaria:

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La modifica dei beni d’interesse paesaggistico è in genere soggetta ad autorizzazione, cioè alla verifica della compatibilità del progetto con l’interesse paesaggistico tutelato.
La forma ordinaria di autorizzazione paesaggistica è prevista e disciplinata dalla parte III del D.Lgs. n. 42/2004, detto Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Detto decreto, nella parte III disciplina i beni paesaggistici e in particolare agli artt. 146 e ss., regola le norme relative all’autorizzazione paesaggistica.
Esiste poi una forma semplificata di tale provvedimento: prevista dall’art.146, co.9, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, essa è stata poi disciplinata dal DPR n. 139/2010.
Dedichiamoci dunque prima all’autorizzazione paesaggistica, per poi passare all’autorizzazione paesaggistica semplificata.
Come sempre, non possiamo avere pretesa di esaustitivà, data la complessità dell’argomento trattato, ma cercheremo di rendere un po’ più comprensibili le parole utilizzate dai testi normativi.
Anche perchè certe norme, che ci sembrano così lontane, possono avere un effetto decisamente concreto nella nostra vita quotidiana.
Autorizzazione paesaggistica ordinaria
Partiamo, quindi, proprio dal dato normativo rappresentato innanzitutto dall’art. 146. co.1 e 2, decr. cit.: secondo tali norme I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, a termini dell’ articolo 142 , o in base alla legge, a termini degli articoli 136 , 143 , comma 1, lettera d), e 157 , non possono distruggerli, ne’ introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione. 2. I soggetti di cui al comma 1 hanno l’obbligo di presentare alle amministrazioni competenti il progetto degli interventi che intendano intraprendere, corredato della prescritta documentazione, ed astenersi dall’avviare i lavori fino a quando non ne abbiano ottenuta l’autorizzazione.
In sostanza, i soggetti che sono proprietari, posseggono o detengono beni di interesse paesaggistico, non possono distruggerli e non possono nemmeno modificarli andando a danneggiare quei valori paesaggistici che sono oggetto di protezione.
Se intendono effettuare degli interventi, essi sono tenuti a richiedere un’autorizzazione, detta appunto autorizzazione paesaggistica, e fino a che non l’hanno ottenuta, a non iniziare i lavori.
Essi devono in sostanza depositare il progetto che intendono realizzare, con la documentazione idonea a consentire la verifica della compatibilita’ fra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato (art. 146, co. 3.).
La presente normativa riguarda gli immobili e le aree di interesse paesaggistico, i quali sono definiti tali direttamente dalla legge, ai sensi dell’art. 142, D.Lgs. n. 42/2004 oppure da un’ autorità amministrativa, secondo le norme di cui ai capi II e III del Codice dei beni culturali e del paesaggio o secondo i provvedimenti indicati dall’art. 157 dello stesso Codice.
L’art. 146, al co.4 definisce detto il provvedimento come un atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l’intervento urbanistico-edilizio.
La stesso comma poi stabilisce che fuori dai casi in cui l’autorità competente può verificare se vi sia comunque compatibilità paesaggistica (casi indicati dall’art. 167, co.4 e 5, D.Lgs. n. 42/2004) – e, se la ravvede, comminare una sanzione pecunaria, ma non la demolizione della costruzione – l’autorizzazione paesaggistica non può essere rilasciata a intervento realizzato, anche se in parte.
Una volta ottenuto il provvedimento di autorizzazione, l’intervento deve essere realizzato nei 5 anni successivi e concluso non oltre il primo anno successivo alla scadenza del quinquennio.
Per il periodo successivo deve essere chiesta una nuova autorizzazione.
La norma precisa però anche che il periodo di efficacia del provvedimento inizia quando inizia il periodo di efficacia del titolo edilizio, a meno che il ritardo (sul rilascio di questo e sulla conseguente acquisizione di efficacia dello stesso) non siano addebitabili all’interessato.

Autorizzazione paesaggistica e competenze
Sempre l’art. 146, al co. 5, prevede che la competenza a pronunciarsi spetta alla regione, dopo avere acquisito il parere della soprintendenza.
Lo stesso comma distingue i casi in cui detto parere è vincolante da quelli (indicati da specifiche norme, che si riferiscono in sostanza alla preesistenza di prescrizioni di tutela specifica del bene o alla verifica da parte del Ministero dell’adeguamento degli strumenti urbanistici) in cui è obbligatorio ma non vincolante.
La regione può comunque delegare l’esercizio della funzione autorizzatoria a province, a forme associative e di cooperazione fra enti locali come definite dalle vigenti disposizioni sull’ordinamento degli enti locali, agli enti parco, ovvero a comuni, purche’ gli enti destinatari della delega dispongano di strutture in grado di assicurare un adeguato livello di competenze tecnico-scientifiche nonche’ di garantire la differenziazione tra attivita’ di tutela paesaggistica ed esercizio di funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia (art.146, co.6).

Autorizzazione paesaggistica: il procedimento
L’amministrazione competente, ricevuta la domanda, verifica se si verte in un caso di interventi non soggetti ad autorizzazione paesaggistica.
Se l’intervento è soggetto ad autorizzazione paesaggistica l’autorità verifica la documentazione prodotta (ed, eventualmente, ne chiede un’integrazione) e svolge gli accertamenti necessari.
Entro quaranta giorni dalla ricezione dell’istanza, l’amministrazione provvederà ad accertare la conformità dell’intervento con le prescrizioni delle dichiarazioni di interesse pubblico e dei piani urbanistici e successivamente ad inviare il tutto al soprintendente con allegata una relazione tecnica e una proposta di provvedimento; dà inoltre comunicazione all’interessato dell’avvio del procedimento e dell’inoltro del tutto alla soprintendenza, secondo le norme in materia di procedimento amministrativo.
L’interessato può chiedere che intervenga in via sostitutiva la regione, se l’amministrazione è interte; se la stessa regione non abbia delegato altri enti ed è essa stessa inerte, la richiesta è rivolta al soprintendente.
L’autorizzazione paesaggistica è poi inviata alla soprintendenza (che ha reso il parere nel corso del procedimento), nonche’, insieme con il parere, alla regione ovvero agli altri enti pubblici territoriali interessati e, ove esistente, all’ente parco nel cui territorio si trova l’immobile o l’area sottoposti al vincolo.
La soprintendenza dovrà esprimersi entro quarantacinque giorni; l’articolo distingue i casi di parere non vincolante, per i quali prevede un tempo massimo di quarantacinque giorni, oltre i quali l’amministrazione competente deve provvedere comunque (co.5), dai casi in cui il parere della soprintendenza (limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso ed alla conformità dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico ovvero alla specifica disciplina di tutela del bene di cui all’art. 140, co. 2, del codice) va comunque reso entro quarantacinque giorni (e l’amministrazione deve provvedere in conformità entro venti giorni), ma poi è previsto che in sua assenza l’amministrazione si esprima, comunque, passati sessanta giorni (co.8 e 9).

Impugnazione dell’autorizzazione paesaggistica
L’autorizzazione paesaggistica può essere impugnata davanti al Tar o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse.
Le sentenze e le ordinanze del TAR a loro volta possono essere appellate da chiunque vi abbia interesse, anche se non abbia proposto ricorso in primo grado (co.12).

Interventi non soggetti ad autorizzazione
Si accenna poi al fatto che secondo l’art. 149, (fatto salvo il caso di previsioni ad opera del piano paesaggistico ai sensi dell’art. 143, co.4, lett.a), cioè di aree soggette a tutela dalla legge ex art. 142, e non sottoposte a specifici procedimenti o provvedimenti autorizzativi in materia, per le quali la realizzazione di interventi puo’ avvenire previo accertamento, nell’ambito del procedimento ordinato al rilascio del titolo edilizio, della conformita’ degli interventi medesimi alle previsioni del piano paesaggistico e dello strumento urbanistico comunale) l’autorizzazione non è richiesta nei casi di
a) per gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici;
b) per gli interventi inerenti l’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attività ed opere che non alterino l’assetto idrogeologico del territorio;
c) per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati dall’articolo 142, comma 1, lettera g), purché previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia.

Autorizzazione paesaggistica semplificata
In determinati casi trova applicazione la procedura per l’autorizzazione paesaggistica semplificata, disciplinata dal D.P.R. n. 139 del 2010 (Regolamento recante procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità, a norma dell’articolo 146, comma 9, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni).
Come intuibile, detto strumento è sorto per semplificare l’iter burocratico dei piccoli interventi edilizi (ovviamente detti interventi devono riguardare aree o immobili soggetti alle norme di tutela dei beni paesaggistici, sempre che comportino un’alterazione dei luoghi o dell’aspetto esteriore degli edifici (art. 1, co.1, DPR n. 139/2010).

Interventi soggetti ad autorizzazione semplificata
Sono assogettati alla procedura semplificata gli interventi, definiti di lieve entità (v. art.1, D.P.R. n. 139/2010) inclusi nell’elenco allegato al citato DPR n. 139/2010.
Tra gli interventi più comuni indichiamo ad esempio:
– incremento di volume non superiore al 10% della volumetria esistente, e comunque non superiore a 100 metri cubi;
– demolizione e ricostruzione con il mantenimento della stessa sagoma e volumetria;
– demolizione senza ricostruzione o demolizione di superfetazioni;
– interventi sui prospetti, come interventi sulle finiture o aperture di nuove finestre;
– realizzazione o modifica di balconi o terrazze;
– inserimento o modifica di cornicioni, ringhiere, parapetti;
– chiusura di terrazze o di balconi già chiusi su tre lati mediante installazione di infissi;
– realizzazione, modifica o sostituzione di scale esterne;
– interventi sulle coperture di edifici esistenti, come l’inserimento di canne fumarie o comignoli
– modifiche necessarie per l’adeguamento sismico o il contenimento del consumo energetico;
– interventi necessari per l’eliminazione delle barriere architettoniche;
– installazione di impianti tecnologici esterni per uso domestico autonomo come condizionatori, caldaie, antenne o parabole;
– installazione di pannelli solari, termici e fotovoltaici, fino a una superficie di 25 mq.

Si rimanda alla lettura integrale dell’elenco per la visione di tutti i casi ivi previsti e delle correlate ulteriori condizioni richieste dalla legge per ciascun intervento.

Procedimento per l’autorizzazione semplificata
La domanda dev’essere corredata da una relazione paesaggistica semplificata secondo il modello predisposto con il dpcm del 12 dicembre 2005, la quale dev’essere redatta da un tecnico abilitato.
Il procedimento per l’autorizzazione paesaggistica semplificata richiede tempi più brevi rispetto all’autorizzazione ordinaria: infatti, l’art. 3, co.1 stabilisce che il procedimento debba concludersi entro 60 giorni dalla presentazione della domanda; secondo il successivo co.2, l’amministrazione ha trenta giorni per istruire la pratica, mentre la soprintendenza ne ha venticinque per esprimere parere favorevole, e nei successivi e ultimi cinque, l’amministrazione deve adottare il provvedimento conforme al parere vincolante favorevole.
L’art. 4 indica dettagliatamente i passaggi dell’iter burocratico, che riportiamo in sintesi.
L’amministazione effettua un’istruttoria dove innanzitutto verifica se il caso rientra nella procedura semplificata; in caso positivo comunica l’avvio del procedimento all’interessato e gli chiede per una sola volta i chiarimenti o i documenti indispensabili.
Dopo di ciò l’amministrazione verifica la conformità dell’intervento alla normativa edilizia e urbanistica e dichiara l’improcedibilità della domanda in caso negativo.
Superata positivamente tale fase, l’amministrazione valuta la conformita’ dell’intervento alle specifiche prescrizioni d’uso contenute nel piano paesaggistico o nella dichiarazione di pubblico interesse o nel provvedimento di integrazione del vincolo, ovvero la sua compatibilita’ con i valori paesaggistici presenti nel contesto di riferimento (co.3).
In caso negativo l’interessato ha dieci giorni per formulare osservazioni, dopo le quali, se persistono i motivi ostativi all’accoglimento della domanda, l’amministrazione emette provvedimento di rigetto.
In caso di rigetto l’interessato può chiedere entro venti giorni l’accoglimento della domanda al soprintendente; tale istanza sarà inviata anche all’amministrazione competente, la quale, a sua volta, potrà inviare entro dieci giorni proprie deduzioni al soprintendente.
Quest’ultimo entro trenta giorni verificherà la conformita’ dell’intervento progettato alle prescrizioni d’uso del bene paesaggistico ovvero la sua compatibilita’ paesaggistica e deciderà in via definitiva, rilasciando o negando l’autorizzazione (co.5).
Copia del provvedimento sarà inviata all’amministrazione pronunciatasi in senso negativo.
Se invece la valutazione dell’amministrazione è positiva, essa inoltrerà entro trenta giorni al soprintendente la domanda e la doumentazione, con una propria proposta motivata di accoglimento e, se anche la valutazione del soprintendente sarà positiva (dovrà essere emessa entro venticinque giorni ed inviata immediatamente all’amministrazione), esso emetterà il suo parere vincolante favorevole.
Seguirà il provvedimento conforme dell’amministrazione entro i successivi cinque giorni, che sarà inviato all’interessato e alla soprintendenza.
Se competente, e se richiesto dalla legge e ove possibile, l’amministrazione emetterà anche il titolo abilitante all’effettuazione degli interventi di cui al progetto.
Se il parere non perviene nel termine di venticinque giorni, l’amministrazione provvede comunque.
Se la valutazione del soprintendente è negativa, il provvedimento di rigetto è adottato dal soprintendente entro venticinque giorni, previa comunicazione all’interessato dei motivi che impediscono l’accoglimento.
Il provvedimento di rigetto è poi comunicato all’amministrazione e all’interessato.
Se, però, il parere del soprintendente è obbligatorio ma non vincolnate, il provvedimento di rigetto è emesso dall’amministrazione.
Il comma dieci specifica che il parere è obbligatorio e non vincolante quando l’area interessata dall’intervento di lieve entita’ sia assoggettata a specifiche prescrizioni d’uso del paesaggio, contenute nella dichiarazione di notevole interesse pubblico, nel piano paesaggistico o negli atti di integrazione del vincolo adottati ai sensi dell’articolo 141-bis del Codice.
Se trascorrono i termini assegnati dall’art. 3 senza che l’autorità competente o la soprintendenza abbia comunicato la propria determinazione conclusiva sull’istanza presentata trovano applicazione le norme in materia di tutela dal silenzio della pubblica amministrazione (v. art. 2, co.8, L. n. 241/1990) e sulle conseguenze per il ritardo dell’amministrazione nella conclusione del procedimento (v. art. 2.bis, L. n. 241/1990).
Si rimanda come sempre alla lettura integrale dei testi e della giurisprudenza, nonchè alla consulenza di professionisti esperti per la soluzione dei casi specifici.

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